REICH PRIVE – TI PRESENTO SVART JUGEND

Oggi intervisterò Svart Jugend. L’idea è quella di fare un’intervista come la fanno i giornalisti sifilitici di Vanity Fair alle star: domande banali. Primo perché  Svart Jugend  è qualcosa di profondamente importante e va trattato come fosse Mickey Rourke, secondo perché c’ho il malfrancese, e terzo perché offrono sempre spunti le domande banali, sono di largo respiro, mettono a proprio agio, e aiutano a far venire a galla  sempre qualcosa di personale, quel qualcosa che altrimenti rimarrebbe soffocato da argomentazioni più tediose e impegnative, tipo la politica internazionale, la crisi economica, la mancanza di valori comuni che ammanta tutto et similia… Dunque niente domande su Pazuzu o il nonno che si scopa la scimmia svenuta perché lo sceneggiatore oltre che sbronzo è anche volgare, e l’ultima volta ha votato Frank Zito. Che poi a cadenze irregolari ci si becca spesso co’ Svart Jugend, e tra sigarette, fiumi di birra e sproloqui fiume che vanno dalla AS Roma a Dostoevskij,  c’è sempre qualcosa di interessante che accade, tipo  i mostri pazzi che bruciano le cose, o una suora vetusta che parcheggia in doppia fila sulle strisce, che riceve una multa, ed un misterioso messaggio scritto da Svart Jugend stesso su un tovagliolo di carta che a giudicare poi dall’espressione della suora lascia filtrare un contenuto inquietante…Ancora mi domando cosa mai abbia scritto Svart Jugend su quel tovagliolo di carta…
L’appuntamento è al solito bar nella solita zona, ed io porto con me il solito enorme ritardo. Appena arrivo trovo SJ che occupa il tavolo più emarginato fuori dal bar. Sorseggia una birra. Lo saluto, mi siedo, e assumo una posa seriosa facendo un po’ di gazzarra sul traffico et similia per scrollarmi di dosso la colpa del ritardo. Lui non sembra badare molto a queste cose. Mi accorgo di non aver mangiato nulla nell’arco dell’intera giornata e dunque ordino la sua stessa birra, più una semplice pizzetta rossa, di quelle che ci facevi ricreazione alle elementari. Qui SJ  mi avverte laconico di non prendere la pizza. La cosa mi insospettisce, gli domando “perchè?”, e lui mi fa: “E’ una vergogna. Sto portando avanti una campagna contro la pizza, che in realtà si tratta di scimmiottare Marinetti con la pasta, ma fa niente. La pizza è una merda, è lievito condito, col pomodoro acidulo, in genere molle al centro e bruciata ai lati. È il simbolo dell’Italia che non vale un cazzo, tipo il mandolino. È l’unico cibo italiano che non ha un vino da abbinarci. Se e quando la fa un italiano, perché un immigrato senza arte né parte che viene qui che fa? Il pizzaiolo. Ed un italiano che senza arte né parte che va all’estero? Pure. E i down delle pubblicità progresso sul far lavorare i down?
Cioè, la pizza è una cosa da down egiziani.
Poi c’è la pizzeria, che è un luogo alienante ed insostenibile. Famiglie con bambini che urlano, tavolate di gente a caso – la cena di classe, la cena del lavoro, la cena della palestra, la cena del forum sull’osteoporosi.
Tutte queste comitive di merda con la loro pizza e i fritti surgelati e la Nastro Azzurro ad ostentare una socialità che francamente mi innervosisce perché avrebbero potuto incontrarsi in un casolare abbandonato per fare una messa nera e invece stanno lì a mangiare la pizza, ma che gente del cazzo che gira” . Mi alliscio il mento, mi accorgo che ha ragione e replico: “Giusta osservazione. In effetti è molto Marinetti ‘sta cosa contro la pizza…Ci vedeva lungo Marinetti. Sapeva quali mali lamentare per rinnovare la salute italiana. Un paziente cosciente del proprio male e al tempo stesso un grande clinico co’ la ricetta giusta il Marinetti. Che poi cazzo, se l’Europa sta come sta è proprio perché l’Italia è quella che è. Voltaire, nonostante fosse un parigino snob, andava dicendo in giro nelle case di tolleranza e negli atenei, che l’unica lingua da parlare in Europa per far funzionare le cose era l’italiano, perché l’Italia ha generato l’Europa col suo genio creatore. Però ci sono purtroppo gli inglesi in Europa, e tutti noi sappiamo che Pulcinella – il personaggio della commedia dell’arte che ha dato poi il via alla pizza e al mandolino – deriva dal personaggio inglese Mr Punch, dunque, due più due fa quattro…Comunque stiamo in sproloquio. Iniziamo subito con l’intervista. Sei pronto? Domande semplici e dirette.”
Si dichiara pronto, e mi dice spara!

In due parole, definisci Svart Jugend?

Anche se non c’è nulla di studiato a tavolino, Svart Jugend va a sintetizzare quelle che sono le paure dei nostri tempi. Anzi, più che le paure reali, gli spauracchi mediatici. Satanismo, messe nere, estetica nazionalsocialista, tifo violento, intolleranza. Il Male.

 Come hai appena detto viviamo in una società retriva che vede il male dappertutto, su infiniti livelli e in ogni forma. E il dramma è che non c’è soluzione di continuità. Dunque altro non si può fare che stappare Peroni e motteggiare impavidi nella Curva del Male?

Io sono un Ultras della Morte e della Morte soltanto, ma appartengo a quella corrente di pensiero che vede gli stadi come laboratori e gli ultras come cavie per tutto ciò che concerne la repressione. Telecamere ovunque, diffide deliranti, sequestro e censura di tutto, condanne spropositate. Cioè, Orwell gli fa una pippa all’Olimpico. E la gente plaude, perché gli ultras sono i classici mostri da sbattere in prima pagina e tutti stanno lì a dire: «Bravi, se lo meritano, aumentate i controlli, alzate le pene, io non ho nulla da temere perché sono un ometto onesto».
Brutta testa di cazzo che tutto questo te lo ritroverai fuori dallo stadio, per strada, dentro casa tua. Brutta testa di cazzo che ti senti al sicuro perché sei «onesto».
Tanto poi tua moglie sparisce, scoprono che andavi a puttane e ti ritrovi tre mesi in prima serata a Quarto Grado con la Palombelli che dice che sei un assassino ed ogni frammento della tua intimità dato in pasto ad un pubblico di stronzi (come te) che se ne sta a tavola a mangiare la pizza e invocare ergastoli. O ti sbattono in galera 15 anni e ti rilasciano con una pacca sulla spalla quando scoprono che sei innocente.
È ‘sta gente di merda, ossia il 90% degli italiani, che ti spinge a definirti il Male.

Qual è la cosa che più ti inquieta della realtà in cui nostro malgrado siamo costretti a vivere?

Quello che noto da un bel po’ è un allineamento perfetto tra media, tribunali ed opinione pubblica. I giornali urlano e fomentano, il giudice ti rompe il culo e le scimmie applaudono. Una volta non era così netto e puntuale, oggi invece siamo in una nazione di lobotomizzati forcaioli troppo stupidi per capire di essere soltanto carne da macello.

E’ ‘na vita che sento di’ “quando un bel po’ de vecchi si leveranno dal cazzo, ‘sto paese comincerà a riprendersi…” Poi uno se guarda intorno e vede ‘na manica de cojoni sotto i trenta. Te che dici, c’è speranza?

I vecchi sono vecchi e non capiscono un cazzo, ma per i giovani il vero disastro sono i social network. Tutti millantano che con internet puoi informarti come si deve anziché pendere dalle labbra a canotto delle zozzone di Studio Aperto, ma la realtà è che posso scaricare la foto di un cane da Immagini Google, postarla su Facebook scrivendo che un nano gli ha sparato con un AK-47, ed avere, nel giro di mezzora, qualcosa come 10.000 persone indignate che piangono e imprecano e concertano vendette cruente.
Ma come cazzo state.

Si può dire che Svart Jugend fa della satira, oppure la satira è solo una conseguenza della forma con cui Svart Jugend comunica?

In Svart Jugend c’è satira, ma spesso nemmeno è percepita come tale da chi legge, perché si tratta di satira “rivoluzionaria”. Nel senso: la satira è sempre reazionaria. Poi può essere divertente, arguta, far ridere (non in Italia ovviamente), ma il messaggio che porta è sempre normalizzatore. Del genere “quel politico ha rubato/rubare non sta bene”. Per me è più tipo “quel politico ha rubato/non m’ha pagato manco ‘na mignotta”. Perché basta il Vaticano, per le prediche. E fare i reazionari non è mai scorretto. Tutti si riempiono la bocca di “politicamente scorretto”, ma è una cosa più unica che rara trovarlo davvero. Per me la scorrettezza vera sono i Disciplinatha che a Bologna, negli anni ’80, infilano Francesca Mambro tra i ringraziamenti di un disco. Chi cazzo fa più certe cose, oggi?

Hai appena citato i Discplinatha (che so’ da paura i Disciplinatha). Prendo spunto per domandarti che tipo di rapporto hai con la musica, cioè in SJ ritorna spesso il black metal. Ascolti solo black metal?

Il black metal ha un ruolo fondamentale in Svart Jugend. Innanzitutto non lo considero nemmeno metal. Un po’ come se estremizzi l’hc hai il grindcore, secondo me se estremizzi il punk hai il black. Sia musicalmente che concettualmente. Poi si tratta di un black metal riaggiornato alla borgata romana, il mio – qui non siamo a Bergen e ci sono solo bar, SNAI, svastiche e se nevica ci scappa il morto. Qui dalla finestra non vedi la foresta, vedi il palazzo di fronte. E l’inno della Curva del Male lo canta Gabriella Ferri, mettiamoci anche questo. Poi di mio ascolto di tutto, dallo sludge al country, dal power electronics a Billie Holiday. Mi piace la vecchia musica, mi piace ascoltare le Ronettes ubriaco in cucina e roba così.

In vino veritas semo tutti froci.

Andiamo sull’intimo, tipo che ne so c’hai hobby particolari, come ammazzi il tempo, che te piace fa in generale et similia insomma…

Faccio le solite vecchie cose – contare i negri, piangere in cucina, sfasciare le cose e bruciarle, e così via. Più che altro mi piace star seduto a bere da solo, o comunque non avere troppa gente intorno, perché le persone mi mettono a disagio e fanno cose che non capisco.

Mi ero ripromesso niente domande impegnative, solo cose buttate là, scadenti e banali. Poi però poco fa mentre stavamo qui a bere e parlare in sottofondo c’erano i New Order con Age Of Consent e me so’ rivenuti in mente l’anni ottanta. Che io dell’anni ottanta me ricordo solo che giocavo a pallone al prato sotto casa co’ la fobia delle siringhe…Insomma c’è il vecchio adagio comune che negli ottanta tutti si riempivano le tasche, e io invece me ricordo solo tossici che caracollavano a venti chilometri orari sul ciaetto di quel periodo lì. Cioè pe’ me annava tutto a rotoli pure negli anni ottanta…Tu che cazzo ne pensi de ‘sta crisi economica? Qual è la tua teoria a riguardo?

La mia complessa teoria economica si basa sostanzialmente su una scena de I Goonies. I nostri si ritrovano davanti a quello che sembra un vero e proprio tesoro, ed iniziano a riempirsi le tasche di monete, finché realizzano di trovarsi sotto il pozzo dei desideri della città. Allora la tizia eroinomane dice: «fermi, non potete prenderli. Quelli sono i sogni di un altro, sono i desideri di un altro».


Vorrei continuare con un altro paio di domande, poi però mi accorgo che s’è fatta ‘na certa e che è venuto il crepuscolo. Tra l’altro stiamo mezzo ubriachi. Domando a Svart Jugend come si chiede il conto in inglese. Lui mi guarda mezzo stranito e mi dice “credo the bill, ma non ne sono sicuro.” Io guardo la cameriera e strillo “the bill!” La cameriera ci porta subito il conto. Saldiamo e ci alziamo goffi. So’ che sta a piedi dunque gli chiedo se vuole uno strappo a casa. Accetta volentieri. Entriamo in macchina e appena accendo il quadro partono gli Ultravox a cannone che avevo lasciato nel mangiaciddì. “Ma che è ‘sta frociata!” sbotta Svart Jugend. “Ultravox, I remember death in the afternoon!” gli faccio. “leva, leva…” mugugna lui. Partiamo. Il buio è sceso del tutto e l’alcool si fa sentire…”Domenica c’è il derby…” butto là, tanto per…”Alè, alè, alè! Je ne famo tre!” mezzo strilla Svart. “Forza Roma alè!” dico io con tono più basso, con un certo affanno e lo sguardo fisso sulla strada che non vedo tanto bene. Ci sorpassa un coatto con un Porsche Cayenne bianco. “Ma era lui!” strilla Svart Jugend. “Lui chi?” faccio io. “Come chi!? Walther Darrè! Quello col Cayenne! Je ne famo tre! Roma alè! Tripletta di Darrè! Roma Roma alè! E’ sempre il ’33 se c’è Walther Darrè!” strilla fomentato. “”Alè, alè, alè! Walther Darrè!” faccio io mettendomi in scia tutto ringalluzzito dalla cosa. E da qui in poi è tutto un coro di “Alè, alè, alè! Je ne famo tre! E’ sempre il’33 se c’è Walther Darrè!”  Fermi ad un semaforo, mentre motteggiamo a squarciagola, mi accorgo dello sguardo severo di una donna anziana che smucina tra i secchioni fisso su di noi. Nel mentre vecchio un’automobile schiamazzante gioventù che sparisce nella notte. Si, forse questi so’ l’ultimi schiamazzi de gioventù…Ma sticazzi, dritti verso l’oblio delle tenebre notturne motteggiando Darrè! E passa la paura.

Alè, alè, alè!
Walther Darrè!
Je ne famo tre!
As Roma alè!


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